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Archivio Settembre 2007

Cambio di… programma

Paola (23/09/2007 - 13:29)

Ciao ragazzi!

C’è un cambio di programma purtroppo questa sera non sarò a Miss Italia...

Ho una brutta influenza, niente di grave, ma non mi permette di muovermi.

Forse tutti questi viaggi mi hanno un pò debilitato…

Mi dispiace per tutta l’aspettativa che avevate…Cerco di rimettermi in forze al più presto.

Gira di qua, gira di là… è inutile nasconderlo non ho più 15 anni! J

Un bacio

P.

 

 

 

 

On the road again

Paola (17/09/2007 - 19:43)


dunque, dunque... da dove comincio?

Beh, senza dubbio.... AUGURI CRISTINA ! Buon compleanno, divertiti e fai un brindisi anche con noi, se pur virtuale, e per noi... 

 

...poi, ricomincio da dove vi ho lasciato e cioè TORONTO. E' vero, c'era un altro film festival, anche questa volta ho accompagnato Raz… non ve l'ho scritto, mi sembrava di essere ripetitiva...non vi sfugge nulla...

 

Una bella città Toronto, movimentata... un mix di etnie e architettura. Fresca, si mangia malissimo e non si può fumare da nessuna parte, neanche se sei seduta fuori dal ristorante...esagerati!!!... 

 

Tra le altre cose sono stata alla prima del film con Brad Pitt… The Assassination of Jesse James... Il film lo devo rivedere perchè era in lingua originale e parlato molto stretto e, avevo un pò di difficoltà a capirlo, dopo un pò mi sono stufata, ma il ragazzo visto dal vivo... niente male!   

 

Dopo 4 giorni di film festival abbiamo affittato una macchina e siamo partiti per New York, ma ... senza Brad!

Un piccolo " on the road" di 2 giorni, passando per le cascate del Niagara.

Me le aspettavo un pò diverse, belle le cascate, ma tutt'intorno sembra di stare a Las Vegas...Solo alberghi e casinò..  Lasciato le cascate abbiamo passato la frontiera, dal Canada allo Stato di New York, che abbiamo attraversato abbandonando le strade principali scegliendo paesi immersi nel verde e arricchiti da laghi meravigliosi e piccole cascate che sono una meraviglia.

Dormito in un motel molto carino proprio in riva ad un piccolo lago per ripartire la mattina dopo direzione New York .Siamo arrivati lunedì sera, ce la siamo presa comoda girovagando per la campagna americana....

 

NY, inutile dirlo, sempre  divertente, invitante e frenetica, rumorosa, veloce, curiosa, ricca e povera... insomma ci trovi tutto quello che vuoi...

 

Siamo ripartiti ieri e sono tornata stamattina ed eccomi qua.

 

Non vi ho scritto prima, perchè era un casino, ma vi ho letto...

 

Mi spiace che abbiate ancora problemi con il blog, io stessa ho difficoltà a volte, ma come già detto, ci stiamo impegnando per poterlo migliorare..

 

Benvenuta Lucia!... Schwarzy e Bri sono due chihuahua ... te li consiglio... 

 

Paba ben tornata. Sono contenta che ti sia piaciuta tanto Lampedusa. Non ci sono mai stata, ma credo sia davvero un bel posto...

 

La diga della foto è in Sardegna... 

 

Non riesco a darvi le notizie in anteprima..... Ci vediamo domenica a Miss Italia... solo per una sera però...

 

Il jet lag si fa sentire...vado a fare un riposino.

 

Baci a tutti.

 

P.

P.S. il percorso segnato in nero sulla cartina è quello che abbiamo fatto in macchina.

 

 

 

IL RICHIAMO DELL'ACQUA

Paola (05/09/2007 - 23:28)


 

Avanzo il braccio verso la doccia, poso la mano sulla manopola, la muovo lentamente facendola ruotare verso sinistra.

Mi sono appena svegliato, ho gli occhi ancora pieni di sonno, ma sono perfettamente cosciente che il gesto che sto compiendo per inaugurare la mia giornata è un atto decisivo e solenne, che mi mette in contatto con la cultura e la natura insieme, con millenni di civiltà umana e col travaglio delle ere geologiche che hanno dato forma al pianeta. Quello che chiedo alla doccia è innanzitutto di confermarmi come padrone dell'acqua, come appartenente a quella parte di umanità che ha ereditato dagli sforzi di generazioni, la prerogativa di chiamare l'acqua a sè con la semplice rotazione d'un rubinetto, come detentore del privilegio di vivere in un secolo e in un luogo in cui si può godere in qualsiasi momento della più generosa  profusione di acque limpide. E so che perchè questo miracolo si ripeta ogni giorno deve verificarsi una serie di condizioni complesse, per cui l'apertura di un rubinetto non può essere un gesto distratto e automatico, ma richiede concentrazione, una partecipazione interiore.

Ecco che al mio richiamo l'acqua sale per le tubature, preme nei sifoni, solleva e abbassa i galleggianti che regolano l'afflusso nelle vasche, appena una differenza di pressione l'attrae là accorre, propaga il suo appello attraverso gli allacciamenti, si dirama per la rete dei collettori, scolma e ricolma i serbatoi,  preme contro le dighe dei bacini, scorre dai filtri dei depuratori, avanza lungo tutto il fronte delle condutture che la convogliano verso la città, dopo averla raccolta e accumulata in una fase del suo ciclo senza fine, forse stillata dalle bocche dei ghiacciai giù per scoscesi torrenti, forse aspirata dalle falde sotterranee, sgrondata attraverso le vene della roccia, assorbita dalle crepe del suolo, scesa dal cielo in un fitto sipario di neve, pioggia, grandine.

Mentre con la destra regolo il miscelatore, protendo la sinistra aperta a conca per buttarmi la prima acqua sugli occhi e svegliarmi definitivamente (...)

Ma prima che una goccia s'affacci a ogni foro della rosa e si prolunghi in uno stillicidio ancora incerto per poi subito tutt'insieme gonfiarsi in una raggiera di getti vibranti, bisogna sopportare l'attesa di un intero secondo, un secondo di incertezza in cui nulla m' assicura che il mondo contenga ancora dell'acqua e non sia diventato un pianeta secco e pulverulento come gli altri corpi celesti più prossimi, o comunque che ci sia acqua abbastanza perchè io possa riceverla qui nel cavo delle mie mani, lontano come sono da ogni bacino o sorgente, nel cuore di questa fortezza di cemento e d'asfalto.

(...) Mi coglie il pensiero che l'abbondanza in cui ho diguazzato fino a oggi sia precaria e illusoria, che l'acqua potrebbe tornare ad essere un bene raro, trasportato con sforzo. (...)

Se or ora una tentazione d'orgoglio titanico m'aveva sfiorato nell'impadronirmi delle leve del comando delle rubinetterie, è bastato un istante per farmi considerare il mio delirio d'onnipotenza come ingiustificabile e fatuo, ed è con trepidazione e umiltà che spio l'arrivo del fiotto che s'annuncia su per il tubo in un tremito sommesso. Ma se fosse solo una bolla d'aria che passa nelle condutture vuote?(...) Alzo il viso verso la doccia attendendo che tra un secondo gli schizzi mi piovano sulle palpebre semichiuse liberando il mio sguardo assonnato che ora sta esplorando la rosa di lamiera cromata cosparsa di forellini orlati di calcare, ed ecco che in essa mi appare un paesaggio lunare crivellato  di crateri calcinosi, no, sono i  deserti dell'Iran che sto guardando dall'aereo, punteggiati di piccoli  crateri bianchi in fila a distanze regolari, che segnalano il viaggio dell'acqua nelle condutture di tremila anni in funzione. i "qanat" che scorrono sotterranei per tratti di cinquanta metri e comunicano con la superficie attraverso questi pozzi dove un uomo può calarsi, legato a una fune, per la manutenzione del condotto. (...)

I percorsi artificiali dell'acqua presso le civiltà assetate scorrono sottoterra o in superficie, cioè non si differenziano molto dai percorsi naturali, mentre invece il gran lusso delle civiltà prodighe di linfa vitale è quello di far vincere all'acqua la forza di gravità, di farla salire perché poi ricada. (...)

Il punto d'arrivo dell'acquedotto è sempre la città, la grande spugna fatta per assorbire e irrorare.(...) Una città trasparente scorre di continuo nello spessore compatto delle pietre e della calce,una rete di fili d'acqua fascia i muri e le vie.

Le metafore superficiali definiscono la città come un agglomerato di pietra, diamante sfaccettato o carbone fuligginoso, ma ogni metropoli può essere vista come una grande struttura liquida, uno spazio delimitato da linee d'acqua verticali e orizzontali, una stratificazione di luoghi soggetti a maree e inondazioni e risacche, dove il genere umano realizza un ideale di vita anfibia che risponde alla sua vocazione profonda.

O forse è la vocazione profonda dell'acqua quella che la città realizza: il salire, lo zampillare, lo scorrere dal basso verso l'alto. E' nella dimensione dell'altezza che una città si riconosce: una Manhattan che innalza le sue vasche in vetta ai grattacieli, una Toledo che per secoli deve attingere barile su barile dalle correnti del Tago laggiù in fondo e caricarli sopra i basti dei muli, fino a che per la delizia di Filippo II scricchiolando si mette in moto "el artificio de Juanelo" e travasa su per il dirupo dal fiume all'Alcazar, miracolo di corta durata, il contenuto di secchi oscillanti.

Eccomi dunque pronto ad accogliere l'acqua non come qualcosa che mi sia dovuto naturalmente, ma come un incontro d'amore la cui libertà e felicità é proporzionale agli ostacoli che ha dovuto superare. Per vivere in piena confidenza con l'acqua i Romani avevano posto al centro della loro vita pubblica le terme;  oggi per noi questa confidenza é il cuore della vita privata. Qui sotto questa doccia i cui rivoli tante volte ho visto scorrere giù per la tua pelle, naiade, nereide ondina, e così ancora oggi ti vedo apparire e sparire nello sventagliare degli spruzzi, ora che l'acqua sgorga obbedendo veloce al mio richiamo.

Italo Calvino

 

 

Bentornati!

Leggo che piano piano state rientrando… anch’io... Ritornata ieri per ripartire domani per Toronto. Non mi fermo più.

Questo è un saluto veloce. Ci racconteremo al mio ritorno. Intanto se avete voglia fatevi sentire. Lo sapete che vi leggo…

Conoscevate questo racconto di Calvino? Io no, l'ho sentito per la prima volta sabato; l'ha letto e interpretato Giovanni Carroni (www.bocheteatro.it)  durante un filmfestival in Sardegna che si occupava di cinema e ambiente.

Mi è piaciuto molto e ho pensato a voi... magari lo conoscete già…

Un pensiero particolare a Gigi Sabani che conoscevo personalmente e che troppo presto ci ha lasciato…

Un bacio

 

P.